IL DISCRETO FASCINO DELLA PARANOIA

16/07/2009

Barcelona- Milano MPX

Curioso aggregato di fenomeni antropologici.

Al momento dell’imbarco, con il nobile fine di reprimere la mia attitudine scrutatrice-molesta, evitai di sedermi al lato di una versione rifatta di Moira Orfei, che mi avrebbe impedidito ogni genere di concentrazione e mi avrebbe costretto ad una lunga analisi anatomica riguardante i danni della chirurgia estetica e la patafisica antigravitazionale de tupè che tende alle ventole dell’aria condizionata.

Scelsi pertanto un posto anonimo al lato di un’altrettanto anonimo personaggio: uno di quegli speciali esseri umani la cui combinazione di caratteristiche fisionomiche risulta completamente indifferente e immemorizabile, di quei personaggi di cui non sapresti dire il colore degli occhi ne il colore dei capelli neanche se ci passassi tutta la vita seduto davanti.

Pensando di salvarmi in tal modo dal mio istinto etnografico barato sono invece stata catturata dal potere del “foglio bianco” che una faccia cosí insulsa puó generare.

O meglio, il suo incredibile carattere insipido unito al mio essere un prodotto del bombardeo mediatico, hanno generato un mostro a partire del mio vicino di aereo.

Lo osservo con attenzione (forse quasi con ostinazione) e nella mia mente diventa Alberto Stasi, misterioso ed insulso omicida della provincia milanese.

Storie torbide dell’hinterland, prodotti paranoici affinché le casalinghe disperate possano sospettare anche dei giovani studenti in camicia bianca e non solo dei soliti immigrati.

E anch’io ci sono caduta, la sua infelice somiglianza o forse la sua controversa identitá, mi obbligano a vivisezionare i suoi rasgos, i suoi movimenti.

Analizzare la maniera in cui toglie la stagnola dal panino.

Troppa cura.

Troppa meticolositá per un prodotto destinato alla basura.

La mezcla di troppe serie tv e della lettura dell’intera bibliografia di agatha christe prima dei 12 anni, lo trasformano nell’indiziato perfetto di un qualsiasi delitto morboso.

La noia del viaggio gli aggiunge quel “di piú” per il qualche vale la pena passare un’ora e mezza badare alla sua esistenza.

Mi accorgo che nel costruire un discorso terrorifico su un scialbo essere que esiste al mio lato mi provoca una sorta di piacere recondito, una sensazione di storia da raccontare, di esperienza irreale che diventa reale.

Narrativizzando la vita, filmografando la noia.

Quasi arrivo a comprendere quella strana donna che creo www.ghostwatcher.com

Prodotto certamente piú maniacale, paranoico e ossessivo di una semplice sovrapposizione e trasformazione del tuo vicino in un maniaco omicida.

37 videocamere, distribuite per una casa e collegate in mondovisione affinchè qualcuno la possa avvisare nel caso avvisti quelche fantasma aggirarsi tra il battiscopa e la parte di sotto del comodino.

Successo globale, record di visite e di presunti avvistamenti, che le permettono, in maniera non tanto innocente di trasformare il discreto fascino della paranoia nel disdicevole business della psicosi.

Cerco di pensare in una maniera di rendere lucrativa la mia paranoia attuale, ma credo che en delle magliette “In viaggio con stasi” potrebbero avere molto successo.

Forse potrei tentare di vendere a Mediaset il format “Vola con l’assasino” (certo prima devo cercare un nome migliore): concorso in diretta, al decollo il comandante annuncia che un famoso assasino è presente sull’aereo e chi l’ho identifica prima vince un viaggio a Formentera o qualcosa del genere).

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